Il voto inconsapevole

La vittoria del no al referendum del 4 dicembre è stata netta ed ha costretto Renzi e il suo governo
alle dimissioni. Il rottamatore, alla fine, anziché gli altri ha rottamato se stesso. Ma chi glielo ha
fatto fare di assumersi un rischio simile? Non poteva fermarsi nel momento in cui la proposta Boschi
era stata stoppata dal parlamento, non avendo ottenuto i due terzi dei voti? Perché insistere
sul voto popolare? La verità è che il Premier ha ascoltato il Presidente Emerito Napolitano, vero
artefice dell’idea di cambiare la Costituzione, e ora è lui a pagarne le conseguenze, ripartendo
da capo, alla luce del fatto che non sembra intenzionato, giustamente, ad abbandonare la politica
L’aspetto positivo di tutta la vicenda è che ora i giornali hanno finalmente smesso di parlarci
del si e del no, anche se i veri sconfitti usciti dalle urne siamo stati noi, poveri italiani, ancora una
volta presi per il naso e strumentalizzati dal teatrino della politica, la quale anziché occuparsi, e
preoccuparsi, della poco esaltante situazione economica dell’Italia, ha pensato bene di distrarci
per mesi su questioni tecniche che persino i giuristi più ferrati faticano a comprendere. Ci hanno
chiamati a validare o respingere la proposta di riscrivere parte della Costituzione, si sono rivolti
a noi che conosciamo a menadito la giurisprudenza; noi che siamo un popolo erudito che fa
registrare il più alto numero di lettori di libri nel mondo; noi che vantiamo la più alta percentuale
di laureati in Europa; noi che al cinepanettone preferiamo la visita ad un museo, ad ammirare le
tante opere di alto valore storico e architettonico disseminate nel Paese; noi che parliamo il più alto
numero di lingue al mondo. Forse lo hanno chiesto a noi perché le vere menti pensanti dell’Italia
non stanno in Parlamento, neppure al Governo, ma nei bar, nei supermercati, negli uffici, nelle
fabbriche, sui treni, negli ospedali, nelle chiese, dal fornaio, tra i banchi dei mercatini rionali, dal
pescivendolo o dal fruttivendolo. Qualche anno fa, durante una parentesi politica, io ed alcuni
consiglieri comunali della lista civica “Uniti per Scandiamo”, decidemmo di fare un sondaggio
tra la gente presente al mercato del lunedì, per capire quale fosse il loro livello di preparazione
in materia di educazione civica; la domanda posta era la seguente: “ci può spiegare la differenza
tra consigliere comunale e assessore?”. Solo il 20% degli intervistati seppe dare una risposta
appropriata e quindi corretta. Renzi si è spinto oltre alzando il livello della domanda, addirittura
scomodando la carta fondante della nostra democrazia, e non lo ha fatto per gioco, e neppure
a titolo di sondaggio, lui la Costituzione la voleva cambiare veramente e lo ha chiesto a noi! Il
referendum è si una delle più alte espressioni democratiche, ma a patto che tra la gente siano
diffuse alta conoscenza della materia, capacità di critica e di scelta. Se solo uno di questi requisiti
non ci dovesse appartenere, saremmo costretti a demandare tutto all’esponente politico verso
il quale nutriamo fiducia. Se il mio partito mi suggerisce di votare sì obbedisco, se il mio leader mi
invita a votare no eseguo. E così è stato, quindi era difficilissimo per Renzi vincere solo contro tutti
i partiti di opposizione, anche quello all’interno dello stesso PD. In passato siamo stati chiamati,
tra gli altri, ad esprimerci sull’abolizione dell’ergastolo, sul porto d’armi, sull’interruzione di gravidanza,
sul divorzio, sul finanziamento pubblico dei partiti, su quesiti che toccano la coscienza, la
sensibilità, la moralità, che ogni cittadino possiede. Questa volta ci hanno chiesto di andare oltre
le nostre oggettive possibilità. Lo hanno fatto perché, al di la di voler cambiare la Costituzione e
la composizione del Senato, il referendum del 4 dicembre ha avuto in primis una valenza politica,
che però ha portato di fatto alla delegittimazione e alla caduta del Governo Renzi. Dopo Mario
Segni ora è toccato al Matteo nazionale lasciare ad altri un Italia che era già sua.