Stelle e strisce, minacce e opportunità

Cresce, in USA, il consumo di piastrelle, ma flettono le importazioni dall’Italia, tanto in volume
quanto in valore: i nuovi materiali alternativi che si sono affacciati sul mercato e la concorrenza sempre più agguerrita degli altri importatori determinano contrazione attesa, ma da valutare con grande attenzione.

Continua a viaggiare a buon ritmo, l’economia statunitense, ma quella che a lungo è stata
la terra promessa (anche) per il made in Italy della ceramica sembra segnare il passo.

E impone, ai produttori di casa nostra, di rivedere strategie di espansione in un contesto che, stando ai dati diffusi nell’imminenza del Coverings, va facendosi complicato.

Non tanto per quanto attiene ai dati più generali, che certificano mercato statunitense comunque in salute, quanto piuttosto ai segmenti di mercato che riguardano più da vicino le piastrelle.

Insidiate dai materiali cosiddetti alternativi (LuxuryVinyl Tile in primis) se considerate nella loro accezione più generale di prodotto, da una concorrenza estera che si è fatta parecchio agguerrita da parte dei competitors esteri che, come del resto fece l’Italia a suo tempo, hanno scommesso sugli Stati Uniti.

Così, se il consumo di piastrelle continua a crescere (oltre un punto percentuale rispetto ai 288 milioni di metri quadrati del 2017), non si può dire, statistiche alla mano, che il made in Italy della piastrella si sia avvantaggiato di tale aumento.

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