È negli USA la ‘terra promessa’ del made in Italy della piastrella

Europa e Italia così così, resto del
mondo difficilmente contendibile: è negli
USA che la piastrella italiana cerca spazio: e
i margini per crescere, stando a statistiche che
parlano di investimenti nel settore delle
costruzioni di oltre il 6%, ci sono eccome.

L’Europa va, ma non è che si sia da far saltare tappi di champagne, perché la ripresa
c’è, ma siamo ancora in fase di recupero dopo anni difficili. L’Italia è in stallo e Africa,
America Latina e Far East sono mercati non semplici, né facilmente contendibili per il made
in Italy della listarella. Così, in attesa di un 2018 di rilancio, la piastrella va ‘dove – vuole
il vecchio adagio – dove c’è il mercato». Stati Uniti, what else? E’ oltreoceano la ‘terra
promessa’, almeno in questo 2017, e lo sarà anche nel 2018, e ci sembra di vederli, gli imprenditori
della ceramica, guardare all’ovest come facevano i pionieri di un paio di secoli
fa. Nel frattempo tutto è cambiato, tranne la dimensione e la potenzialità del mercato
stelle e strisce: piaccia o no, resta un riferimento, quando non uno sbocco ineludibile
oltre che il posto giusto – il cluster ceramico in Tennessee è in divenire, ma è modello già
promosso dal mercato – dove investire e fare impresa.

Così, mentre in Italia ci si consola con statistiche che vedono il PIL stagnare, e alla ripresa si guarda come ad una combinazione
vincente che debba uscire, se mai uscirà, al lotto, gli Stati Uniti si confermano mercato
possibile di riferimento. Da una parte ci sono politiche in grado di sostenere economia e
investimenti, dall’altra un trend che, stando almeno alle stime della Federal Reserve, cresce
del 2,1% ed è destinato a consolidarsi anche nel prossimo biennio.

Una crescita della
ricchezza, a ben vedere, che porta ad un aumento degli investimenti e delle spese da
parte delle famiglie e delle aziende e questo si ripercuote in maniera positiva sul settore
edilizio dove le ultime statistiche danno un forte
aumento degli investimenti, come peraltro confermato da un recente report i cui estremi
sono stati diffusi dall’ufficio studi della Mapei. Secondo alcuni recenti dati statistici dell’associazione
dei Costruttori degli States (ABC – Associated Builders and Contractors), si stima
infatti che nel 2017 l’incremento complessivo degli investimenti in costruzioni sarà di oltre sei
punti percentuali: il numero degli edifici non residenziali aumenterà complessivamente del
5,3%, per quanto riguarda invece il settore degli edifici residenziali del 6,4%, mentre quella
per la ristrutturazione degli edifici esistenti del 9,6%. Giusto per dare un’idea, l’Italia segna, e
siamo ovviamente alle ultime stime, crescite che nei contesti più ‘in forma’, ovvero il segmento
delle ristrutturazioni, valgono mezzo, uno o un punto e mezzo percentuale, due
nelle previsioni più ottimistiche.

Come dicevamo all’inizio, se la piastrella guarda dove
c’è il mercato, guarda ad ovest. Perché quelli americani, o meglio nordamericani (viaggia
anche il Canada, la cui economia è legata agli USA a doppio filo, ma questa è un’altra
storia) sono saldi positivi che testimoniano una vitalità importante, e soprattutto una solidità
della quale è in grado di avvantaggiarsi anche il ‘nostro’ settore ceramico, che sugli
USA investe da tempo, e da tempo ha individuato negli Stati Uniti la già citata ‘terra
promessa’. Non è un caso infatti che tutti i maggiori produttori americani di piastrelle, i cui bilanci sono stati analizzati dallo Studio di Donato Grosser, professionista americano
riconosciuto come il maggior esperto statunitense per quanto attiene ai ‘tiles’, e sono poi
stati ripresi e diffusi, appunto, dall’ufficio studi di Mapei, abbiano infatti registrato importanti
incrementi di fatturato. Tra questi, spiccano le performances delle aziende statunitensi
di ‘matrice’ italiana, come Florida Tile del Gruppo Panaria, Stonepeak del gruppo Iris
e Florim USA, cui vanno aggiunte anche le ‘espansioni’ made in USA di Del Conca e del
Gruppo Concorde.

Il terreno, del resto, è fertile: e il consumo di superfici ceramiche che
continua a crescere e ‘prende’ quote di mercato diventa un altro fattore di sviluppo per la piastrella. Stando sempre alle elaborazioni statistiche dell’ufficio studi di Mapei nel 2016 il
consumo statunitense di piastrelle di ceramica è stato di 269 milioni di metri quadrati. Le
importazioni, con 185 milioni di metri quadrati, hanno costituito quasi il 69% del totale, mentre
le consegne dei fabbricanti statunitensi sono state del 31%. L’Italia, nelle vesti di esportatore,
è il terzo partner commerciale degli USA (prima ci sono Cina e Messico), trainato da
quella ripresa che l’Europa aspetta e oltreoceano è invece già una realtà consolidata.

E sulla quale, dati alla mano, vale la pena
fare affidamento.