Il Salone del Mobile è troppo piccolo per le grandi lastre

Intervista esclusiva ad Emanuele Orsini, numero uno di Sistem Costruzioni e presidente di FederlegnoArredo.

Dici case, o grandi strutture, in legno e pensi all’Alto Adige. E invece basta allungarsi poco oltre il distretto ceramico, a Solignano, dove c’è il quartier generale, nonché la sede storica, di Sistem Costruzioni, azienda leader del settore guidata da Emanuele Orsini, che dal febbraio del 2017 è anche presidente di FederlegnoArredo, l’associazione che rappresenta sì un’eccellenza
del made in Italy ma anche, e soprattutto, una filiera da oltre 40 miliardi di euro e accompagnati dal quale andiamo alla scoperta di un mondo che ha parecchio da dire, complici anche performances di aziende come quelle di Orsini, «sul mercato dal 1973,con un prodotto – spiega Orsini – che funziona,
come peraltro dimostra la crescita della nostra azienda e più in generale di tutto
il settore. E non parliamo più solo di grandi strutture, ma anche di case in legno che non sono più case nel senso comune del termine, ma anche edifici a più piani, lontani dall’idea ‘classica’ della costruzione in legno»

Il legno è roba da Alto Adige, nell’immaginario comune…

«Non più: certo l’Alto Adige conta su disponibilità di materie prime che restano un vantaggio, ma l’ottimizzazione della logistica, la diffusione di know how e dei macchinari hanno ridotto la differenza e oggi chi dice casa in legno pensa a strutture realizzate ovunque,
e in grado di soddisfare tutte le esigenze dell’abitare contemporaneo…»

Problemi con gli ambientalisti? Il laterizio, si dice, non disbosca…

«Garantire la sostenibilità è nostro interesse primario, visto che ci serviamo del legno. Il
tema è quello dell’utilizzo sostenibile della materia prima: noi utilizziamo uno e piantiamo due… salvaguardare la materia prima è fondamentale anche per noi… Si parla di economia circolare, di sostenibilità che produce altra sostenibilità»

A costi, volendo confrontare legno e materiali tradizionali, come siamo messi?

«Detto che due terzi dei costi sono appannaggio di impianti e finiture, sull’altro terzo
il legno se la gioca, anche grazie alle possibilità – garantite – di ottimizzare i risparmi energetici e isolamento, complici coefficienti che premiano il legno più che il laterizio. Poi c’è la rapidità dei lavori, che gioca a favore del legno…»

Non parliamo più di un fenomeno tipicamente nordico, insomma….

«Come Sistem Costruzioni lavoriamo in Sicilia, Sardegna e Calabria, siamo su tutto il territorio nazionale. E quanto a strutture realizzate, siamo in netta controtendenza con la contrazione
che interessa invece il settore delle costruzioni che ha visto i permessi di costruire ridursi di oltre quattro quinti dal 2007 ad oggi… Un calo notevole, ma il legno cresce…»

Fatto 100 del business delle costruzioni in legno, quanto c’è di case, o meglio di edilizia residenziale?

«Il 2017 è stato un anno anomalo: 50% costruzioni residenziali e 50% di grandi strutture come impianti sportivi, grandi magazzini, edilizia scolastica. Ma di solito si parlava più di grandi strutture che di costruzioni residenziali: segno che il settore evolve, ed è dinamico nel recepire le istanze del mercato…»

Ma come sta, questo settore?

«L’ultimo dato ufficiale parla di un fatturato di 41,7 miliardi, 328mila addetti e 79mila imprese, ovvero il 5% del PIL industriale, l’8,75% degli addetti dell’industria nazionale e il 16%
di imprese industriali. Il sistema, insomma, ha una sua solidità e un suo equilibrio anche tra Italia ed estero, visto che 18,5 miliardi di euro arrivano dal mercato estero. Lo stesso dato dell’occupazione si giova di questo dinamismo: la previsione è di 30mila nuove assunzioni a fronte di 21mila lavoratori destinati a chiudere il loro percorso professionale. E lo chiudono,
beninteso, perché vanno in pensione…»

Come siete usciti dalla crisi?

«Investendo, sulle aziende e sui mercati. Cina e Russia, per il nostro settore, segnano incrementi nell’ordine del 30%, e il comparto ha la forza per guardare anche oltre i mercati tradizionali, grazie anche al Salone del Mobile, che oggi è un format che stiamo proponendo, con buoni riscontri, sul mercato globale»

Il Salone, allora: si parla di un dualismo tra Salone e Fuorisalone, degli organizzatori del primo infastiditi dal secondo…

«Non direi: il Fuorisalone senza Salone non esiste. E credo il connubio tra evento fieristico ed eventi cittadini sia un valore aggiunto per la nostra filiera. Milano è un pezzo di Italia importante, il Salone è un evento che della location milanese si avvantaggia in modo determinante, come del resto testimonia il numero dei visitatori. E il più grande evento del prossimo Salone lo facciamo, non per caso, in pieno centro di Milano»

Parlando di Salone e di ceramica, pare che le grandi lastre, impiegabili anche come complementi
d’arredo, guardino con un certo interesse al Salone…

«Il Salone ha un regolamento ad oggi molto rigido per quanto attiene ai settori merceologici. E, soprattutto, i nostri spazi espositivi sono già assegnati per i prossimi tre anni almeno…»

Ma la lastra arreda…

«Vero, come è vero che è un prodotto che ha una forte connotazione anche a livello di design. Ma credo che come è fortissimo il Cersaie, in campo ceramico, il discorso vada affrontato sul lungo termine: il connubio funziona, a mio avviso, se combina diversi settori in differenti locations…»

Dalla politica FederlegnoArredo che tipo di appoggi si aspetta?

«Non chiediamo nulla, ma stiamo elaborando, linee programmatiche, una piattaforma seria dalla quale poter muovere in sinergia con il prossimo Governo: l’estensione del bonus mobili, che vale 1,8 miliardi di fatturato reale, e un sistema di incentivi, ad esempio, per le giovani coppie. E il tema della formazione: servono infatti competenze ulteriori per confrontarsi efficacemente con il mercato. Il tema, in sintesi, è che invece che appoggiare qualcuno vorremmo essere appoggiati».