Squinzi: «il paese resta ingessato»

«In quattro anni da Presidente di Confindustria ho lavorato per favorire
l’attività di impresa, parlando con tre diversi governi. Qualcosa abbiamo ottenuto, ma perché il paese ritrovi slancio serve sciogliere i nodi strutturali che ingessano il sistema»

«Servirebbe un grande piano di investimenti
sulle infrastrutture», dice Giorgio Squinzi, che non ha perso speranza
sulle possibilità, da parte del sistema Italia, di «diventare del tutto competitivo».
e rivendica con orgoglio quanto fatto da Presidente di Confindustria quando, pur trattando
«in quattro anni, con interlocutori diversi, qualcosa lo abbiamo portato a casa».

Del resto, per l’uomo che ha portato il Sassuolo in Europa e la Mapei nel mondo le sfide sono
all’ordine del giorno, anche oggi che Squinzi di Confindustria è ‘solo’ ex Presidente e rispetto
a quattro anni fa, quando inaugurò il suo mandato a viale dell’Astronomia, il paese è cambiato poco, o meglio pochissimo.

«Non c’è stata – conviene – quella crescita in grado di rispondere alle nostre aspettative, in effetti, ed il mercato ha risposto producendo una evidente selezione tra le imprese»

In che senso?
«Che, e lo si vede anche in occasione di questo Cersaie, le imprese che hanno avuto forza
e risorse per innovare e investire godono di ottima salute. Chi questa forza non l’ha avuta
oggi paga dazio ad un mercato complesso
e oltremodo selettivo»

(continua a pagina 33)